Sviluppo del bambino con disabilità


GENITORIALITA’
: PROCESSO DI CRESCITA

La genitorialità viene definita come un processo in continuo cambiamento [1], poichè è un cammino in cui si impara a fronteggiare i bisogni dei propri figli, che variano in base alla fase evolutiva che affrontano. Ciò comporta un continuo riadattamento, sia dei genitori sia dell’intera famiglia, alle esigenze che si presenteranno durante la crescita del bambino. Un momento fondamentale del processo della genitorialità è rappresentato indubbiamente dalla nascita del figlio, in cui vi è un’atmosfera caratterizzata da disorganizzazione, confusione e ridefinizione di ruoli. A seguire viene ristabilito un nuovo equilibrio attraverso l’inserimento del neonato nella famiglia. Questa fase di ritorno alla stabilità può diventare più complessa nel caso in cui subentrano elementi critici come una diagnosi di disabilità, poichè possono emergere emozioni negative quali ansia, paura, vergogna e senso di colpa. Questi vissuti con elevata probabilità andrebbero a compromettere le relazioni familiari e quelle con il proprio figlio. Quindi è importante che i genitori vengano adeguatamente supportati nella gestione e nel riconoscimento di ciò che provano. Per fornire un sostegno opportuno sarà necessario attivare le risorse presenti (es: aiuto dei componenti familiari, relazioni sociali, servizi del territorio, etc.) e individuare quali fattori di protezione (stile comunicativo, funzionamento socio-emotivo, strategie di coping, etc.) possono essere utili a diminuire il carico fisico ed emotivo causato dalla disabilità.

SVILUPPO DELLE AUTONOMIE NEL BAMBINO

Nello sviluppo del bambino con disabilità un aspetto centrale a partire dalla prima infanzia è il raggiungimento delle autonomie personali, sociali e comunicative, dato che l’acquisizione di alcune capacità può avvenire in fasi successive rispetto a quelle tipiche o essere parzialmente raggiunta. Infatti nei primi anni di vita del bambino la collaborazione e il lavoro sinergico tra genitori, servizi sanitari ed educativi mira principalmente a incrementare le autonomie e a favorire le competenze del bambino. Successivamente è fondamentale accompagnarlo nell’intero sviluppo affettivo e relazionale principalmente attraverso tre azioni:

  1. Insegnargli modalità comunicative alternative (es: comunicazione aumentativa, CAA). Nel bambino con disabilità possiamo trovare difficoltà a interagire con il mondo esterno a causa di problematiche legate all’espressione o alla comprensione del linguaggio verbale. Quindi, fornire possibilità di comunicare attraverso diversi canali (visivo, tattile, manuale) aiuta il bambino a interfacciarsi con gli altri e a ridurre la frustrazione derivata probabilmente dall’impossibilità di esprimere i suoi bisogni. Infine è necessario condividere con il bambino la tipologia di comunicazione individuata, in modo che le nostre modalità comunicative esistenti si integrino con quelle che per lui risultano più efficienti.
  2. Riconoscere le sue potenzialità e fornire le facilitazioni per farle emergere. Considerando che il bambino va visto sempre in interazione con il suo contesto di riferimento, risulta di fondamentale importanza comprendere la tappa di sviluppo a cui egli è giunto e dargli quegli elementi dall’esterno che gli permettano il passaggio alla fase successiva di sviluppo. Ciò può essere messo in atto basandosi sul concetto teorico della zona di sviluppo prossimale di Lev Semenovic Vygotskij (1896 – 1934), in cui “il limite inferiore indica le capacità individuali, quello superiore il miglioramento che ne consegue grazie all’interazione con il contesto sociale[2].
  3. Incrementare le sue competenze emotive e relazionali attraverso tecniche efficaci. Nell’affiancamento allo sviluppo affettivo relazionale si dovrà aumentare la conoscenza di sè, la comunicazione e l’ascolto con metodologie idonee, come l’alfabetizzazione emozionale [3]. Con quest’ultima viene incentivata l’esplorazione dei propri pensieri, valori, sentimenti per far in modo che il bambino diventi più consapevole di una diversità individuale e riesca a metterla più facilmente a confronto con quella di altri.

DISABILITA’ E SCUOLA: RELAZIONI CON I COETANEI

La scuola è sia un luogo in cui i bambini apprendono nozioni sia un ambiente in cui si sperimentano con gli altri e mettono in campo una grande esperienza relazionale. Le relazioni con i coetanei in classe possono rappresentare, infatti, una buona base per garantire migliori relazioni sociali nel futuro. Proprio a partire dagli stili di rapportarsi differenti, dai percorsi di studio diversificati e dalle esigenze individuali, in classe è possibile creare una buona inclusione sociale. Quest’ultima può essere guidata dagli insegnanti attraverso la valorizzazione dei punti di forza e di debolezza di ogni bambino. Un’azione significativa in tale senso è quella di creare un clima di conoscenza reciproca e curiosità verso gli altri. La creazione di un clima inclusivo in classe può essere facilitata da alcune strategie. Tra queste, per esempio, si riportano qui delle tecniche indicate negli scritti degli autori australiani Malaquais & Jackson [4]:

  1. Peer tutoring [5], metodologia in cui i compagni che hanno terminato un compito spiegano e aiutano gli altri pari che necessitano più tempo. Ciò favorisce l’apprendimento e migliora anche la qualità delle relazioni.
  2. Favorire l’accettazione delle facilitazioni utilizzate, ovvero spiegare ai compagni lo scopo e i benefici delle semplificazioni usate con l’alunno portatore di una disabilità. Ciò permetterà agli altri studenti di essere informati e accettare più facilmente gli aiuti.
  3. Condividere con la classe gli ausili e le tecniche utilizzate con la disabilità, ovvero coinvolgere nelle attività altri gruppi di compagni che possono trarre vantaggio da un determinato contesto educativo. Per esempio, se si usano tecniche di comunicazione visiva in caso di un alunno con incapacità ad esprimersi verbalmente , tali metodologie si possono insegnare a più bambini in classe rendendo l’esperienza per definizione più inclusiva.

Per garantire l’inclusione sociale è necessario inoltre un progetto in cui vengono condivisi obiettivi e strategie da diverse figure responsabili della crescita del bambino. Nel sistema scolastico attuale ciò prende forma del Piano Educativo Individualizzato (P.E.I) in cui genitori, insegnanti e professionisti sanitari indicano tutto ciò che va condiviso per lo sviluppo del bambino. Grazie alla condivisione di obiettivi comuni è possibile collaborare, cooperare nella stessa direzione e dare maggiore valore a ogni azione educativa messa in atto.

PERIODO ATTUALE: CRESCITA DEL BAMBINO DURANTE L’EMERGENZA COVID

A partire dall’inizio della pandemia e dal primo lockdown tutti siamo stati sottoposti spesso a cambi di abitudini frequenti e a stravolgimenti delle nostre routine. Nei casi di disabilità intellettiva o autismo le risorse cognitive non sono sempre adeguate per comprendere le situazioni variabili e la proposta di attività alternative può essere accettata con fatica. Considerando gli studi pubblicati dopo il primo lockdown [6], questionari che hanno indagato i livelli di stress e di benessere prima e dopo la chiusura rilevano in gran parte un peggioramento delle condizione di salute e di benessere, con regressioni comportamentali in alcuni bambini. Ciò può essere spiegato attraverso le condizioni che hanno portato alla riduzione di cure e interventi. L’impossibilità di recarsi nei centri di riabilitazione ha spostato il supporto nelle modalità online e ciò ha richiesto tempo e sperimentazioni. Nonostante tale panoramica prevalentemente negativa, c’è anche l’altra faccia della medaglia: in alcune disabilità caratterizzate dall’intolleranza ai posti affollati o al contatto, l’isolamento è stato vissuto come una condizione positiva. Quindi, il modo d affrontare la pandemia è differente in base all’individuo, e nelle situazioni di ogni singolo bambino vanno create le condizioni necessarie per garantire la massima continuità nella crescita e la migliore qualità di vita.

RISORSE UTILI E BIBLIOGRAFIA
  1. Perillo, P. (2017). Memorie familiari e genitorialità in trasformazione: raccontare le pedagogie della famiglia. Rivista Italiana Di Educazione Familiare, n. 1 – 2017, pp. 55-76https://core.ac.uk/download/pdf/228545863.pdf[]
  2. https://www.miur.gov.it/documents/20182/2549188/21-01_DI+GNEO_+ICF_PROSPETTIVA.pdf/ff8bea82-97d4-33a5-5541-37ff0a066774?t=1581334870919[]
  3. Goleman D. Lavorare con intelligenza emotiva, Rizzoli 1998[]
  4. http://www.startingwithjulius.org.au/practical-tips-for-teachers-no-2-maximising-peer-connection-in-the-inclusive-classroom/[]
  5. Topping K. (1997), Tutoring, Erickson, Trento[]
  6. Masi A. Diaz A. M., Tully L., Azim S.I, Woolfenden S., Efron D., Eapen Valsamma. Impatto della pandemia COVID-19 sul benessere dei bambini con disabilità dello sviluppo neurologico e dei loro genitori. Journal of Pediatrics and Child Health. https://doi.org/10.1111/jpc.15285[]

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